San Mango d’Aquino. È stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione Franco Barletta, 48 anni, operaio di San Mango D’Aquino arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia lametina con l’accusa di estorsione, grazie anche alla collaborazione della vittima. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico Angelina Silvestri, che ha accolto la richiesta dell’accusa sostenuta in aula dal pubblico ministero Vincenzo Cardomone. Una sentenza che è arrivata dopo circa cinque anni dai fatti. L’imputato era difeso dall’avvocato Ortenzio Mendicino che ha chiesto per il suo cliente l’assoluzione. I fatti risalgo al 2005, quando Barletta finse di conoscere persone dell’ambiente della criminalità e tentò di estorcere del denaro a un imprenditore edile, ma venne scoperto e finì in manette. Il suo arresto giunse al termine di un’attività investigativa protrattasi per circa sei mesi, durante i quali i carabinieri fecero piena luce su un «sistema scaltro» escogitato da Barletta per riuscire a portare a segno l’estorsione ai danni dell’imprenditore. In particolare, Barletta avrebbe approfittato di alcune minacce ricevute da un imprenditore edile di San Mango d’Aquino al quale vennero richiesti 20 mila euro. Venuto a conoscenza di ciò, Barletta si mise in contatto con la vittima, millantando conoscenze negli ambienti delinquenziali della zona e garantendogli che con il suo intervento avrebbe potuto risolvere la questione in breve tempo, evitando così peggiori conseguenze. Ma oltre a ciò, l’uomo rassicurò l’imprenditore dicendogli di avere già anticipato lui la somma e che, per questo, la situazione poteva dirsi risolta. Circostanze, queste, che i carabinieri scoprirono false: grazie a servizi di osservazione e pedinamenti, i militari appurano che Barletta architettò tutto per costringere la vittima a effettuare gratuitamente e in suo favore vari lavori edili per un valore complessivo che fu stimato all’epoca dei fatti intorno a 8 mila euro circa. L’imprenditore, visto che Barletta con minacce implicite si vantava di poter dare vita a ritorsioni nei confronti di chi non soddisfava le sue richieste, eseguì i lavori senza chiedere il pagamento di alcun compenso. (g.n.) da Gazzetta del Sud
San Mango d’Aquino. È stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione Franco Barletta, 48 anni, operaio di San Mango D’Aquino arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia lametina con l’accusa di estorsione, grazie anche alla collaborazione della vittima. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico Angelina Silvestri, che ha accolto la richiesta dell’accusa sostenuta in aula dal pubblico ministero Vincenzo Cardomone. Una sentenza che è arrivata dopo circa cinque anni dai fatti. L’imputato era difeso dall’avvocato Ortenzio Mendicino che ha chiesto per il suo cliente l’assoluzione. I fatti risalgo al 2005, quando Barletta finse di conoscere persone dell’ambiente della criminalità e tentò di estorcere del denaro a un imprenditore edile, ma venne scoperto e finì in manette. Il suo arresto giunse al termine di un’attività investigativa protrattasi per circa sei mesi, durante i quali i carabinieri fecero piena luce su un «sistema scaltro» escogitato da Barletta per riuscire a portare a segno l’estorsione ai danni dell’imprenditore. In particolare, Barletta avrebbe approfittato di alcune minacce ricevute da un imprenditore edile di San Mango d’Aquino al quale vennero richiesti 20 mila euro. Venuto a conoscenza di ciò, Barletta si mise in contatto con la vittima, millantando conoscenze negli ambienti delinquenziali della zona e garantendogli che con il suo intervento avrebbe potuto risolvere la questione in breve tempo, evitando così peggiori conseguenze. Ma oltre a ciò, l’uomo rassicurò l’imprenditore dicendogli di avere già anticipato lui la somma e che, per questo, la situazione poteva dirsi risolta. Circostanze, queste, che i carabinieri scoprirono false: grazie a servizi di osservazione e pedinamenti, i militari appurano che Barletta architettò tutto per costringere la vittima a effettuare gratuitamente e in suo favore vari lavori edili per un valore complessivo che fu stimato all’epoca dei fatti intorno a 8 mila euro circa. L’imprenditore, visto che Barletta con minacce implicite si vantava di poter dare vita a ritorsioni nei confronti di chi non soddisfava le sue richieste, eseguì i lavori senza chiedere il pagamento di alcun compenso. (g.n.) da Gazzetta del Sud
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