brigante_villellaLamezia Terme, 18 agosto 2010 – Ulteriori sviluppi della vicenda dei resti mortali del presunto brigante mottese Giuseppe Villella. Un “affaire” portato alla ribalta nei mesi scorsi dal sindaco, Amedeo Colacino, con la clamorosa richiesta di restituzione di quegli avanzi, conservati al Museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino. Dopo la recente interrogazione parlamentare a risposta scritta del deputato siciliano Domenico Scilipoti (Idv) ai ministeri della Giustizia e per i Beni culturali per sapere «se e quali iniziative di competenza si intendano assumere, al fine di procedere a una rapida restituzione dei miseri resti del brigante Giuseppe Villella alla famiglia e alla sua città e in generale di tutti i resti identificati, meridionali e non, alle rispettive famiglie e città per ottenere degna, cristiana e civile sepoltura», sulla questione interviene anche il primo cittadino torinese, Sergio Chiamparino. «Ben altri sono i misfatti commessi ai danni del nostro Sud-Italia nel corso dei decenni – asserisce il sindaco del capoluogo piemontese – ad opera di personaggi molto poco interessati alla scienza». Per Chiamparino il brigantaggio meridionale ottocentesco «ha avuto giustizia storica, al di là delle affermazioni sbagliate di Lombroso». Lo stesso sindaco rileva che «l’efferatezza di alcuni procedimenti utilizzati da Leonardo da Vinci per studiare e disegnare il corpo umano è l’equivalente delle pratiche lombrosiane applicate alla ricerca della devianza», con la differenza che le tesi di Lombroso sono state smentite dalla storia e dalla scienza. Quindi «a nulla vale, per restituire scientifica dignità alla sua ricerca, l’intitolazione di una via di Torino». Chiamparino annuncia che inoltrerà la richiesta del comitato antilombrosiano di cancellazione di Cesare Lombroso dalla toponomastica cittadina alla presidenza del consiglio comunale torinese, ch’è titolare di delega al ramo. Come se non bastasse, si avanza l’ipotesi d’inoltrare l’istanza del comitato “No Lombroso” alla Procura della Repubblica di Torino, allegando l’interrogazione parlamentare dell’on. Scilipoti. E non finisce qui. Perché si profila all’orizzonte la possibilità che il sindaco Colacino proceda a «una contemporanea citazione per danni morali e materiali» nei confronti dell’Università di Torino, presso il cui Museo antropologico, come detto, sono i resti mortali di Giuseppe Villella, nato a Motta santa Lucia nel 1803 e morto in carcere a Pavia nel 1872. Nel chiedere la restituzione dei suoi resti, per un’adeguata sepoltura nel cimitero del paese, Colacino sottolineò, fra l’altro, che «in maniera del tutto immotivata dal punto di vista scientifico, Cesare Lombroso fece di Giuseppe Villella il simbolo della sua teoria sulle fossette occipitali e, quindi, di tutta la delinquenza calabrese e meridionale, contribuendo in maniera nefasta alla creazione di preconcetti razzisti e mai del tutto cancellati nei confronti della nostra gente, giudicata geneticamente inferiore o pericolosa». Il comitato “No Lombroso” rimarcò che i resti del mottese Villella, «insieme con quelli di moltissimi altri resistenti meridionali alla guerra di annessione del Sud del 1860/61, sono ancora esposti nel citato Museo a insulso e inutile suffragio delle false teorie lombrosiane». Insomma, l’inaspettato “affaire” Villella lascia intravedere prossime novità.
gazzettadelsud.it

 

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